Come una chioccia

Insegnamento 2026/04 del 1 febbraio 2026 “Come una chioccia” Mt 23,37-39

Cari amici,

vorrei affrontare il tema di come far nascere una sintonia profonda tra noi e lo Spirito Santo. Cosa necessaria ad una buona evangelizzazione. Di solito come facciamo a fare nostro il desiderio, la passione di un’altra persona, così che animi, guidi e sostenga il nostro desiderio e la nostra passione?

Non so se vi è mai successo di conoscere una persona, passarci del tempo, fare cose insieme e, in un certo momento, rimanere affascinati dal suo progetto, dal suo lavoro, dal suo impegno, dal suo carattere, dal suo modo di fare le cose, a volte capita anche solo leggendo la sua storia.  A me è capitato, qualcosa entra dentro di me, qualcosa di quella persona, mi viene il desiderio di vivere allo stesso modo, con la stessa intenzione, con la stessa sensibilità e determinazione, a volte anche di perseguire i suoi stessi obiettivi.

Questo in me nasce quando lo sguardo sull’altro si ferma e comincia a considerare la parte interiore, spirituale dell’altro, diremo il suo cuore, la sua intenzione. Uno sguardo che è contemplare, osservare, voler capire ciò che spinge la persona a vivere in un certo modo. Fare questo nei confronti di Gesù attraverso la contemplazione del Vangelo può portarci ad innamorarci del suo modo di vivere, di come reagisce nelle varie situazioni che vive, delle sue risposte.

Cosa pensava Gesù degli uomini che incontrava? Vi ho fatto leggere un piccolo brano (Mt 23,37-39) dove c’è un suo sentimento, che è triste, è la constatazione di un rifiuto, del rifiuto di un amore, di una cura, di un desiderio di protezione. Vi invito a fermarvi a contemplare questo sentimento, questo amore di Gesù verso i suoi contemporanei. Il vangelo poi ci dice che è per tutti gli uomini, lo vediamo quando Gesù invia i suoi discepoli ad annunciare questo amore.

Tutti gli uomini sono guardati da Gesù in questo sentimento nel momento in cui si allontanano, in cui rifiutano. Possiamo mettere questo sentimento su tutto il male del mondo, qual male che ci fa male e del quale giustamente non vogliamo essere complici. C’è qui un rischio che nel voler difendere il bene, animati da un sentimento mite e amorevole, ci sentiamo nel giusto e quindi migliori, noi sulla retta via, è un rischio grande per noi cristiani. Siamo incaricati di riportare gli uomini sulla strada di Cristo, quello è vero, ma come?  C’è il rischio di farlo senza questo cuore che Gesù esprime in queste parole: “quante volte ho voluto raccogliere i tuoi figli Gerusalemme, come una chioccia raccoglie i suoi pulcini sotto le sue ali e non avete voluto”.

Vi invito a vivere, durante la vostra preghiera, un po’ di tempo con lo sguardo della vostra mente fisso sulle persone che giudicate lontane da Dio e pensare questa frase, saper rimanere in questa tristezza di Gesù, tristezza che però non è la fine, non è rassegnata, contiene una promessa e un termine, Gesù dice: “non mi vedrete più, fino a quando non direte: Benedetto colui che viene nel nome del Signore!“. L’ultimo versetto mi fa pensare alla Domenica delle Palme, alla passione, morte e resurrezione di Gesù. 

La tristezza di Gesù è il motore del suo tornare ancora con più forza a proporsi, questo mi innamora di lui, vorrei anche io vivere così verso le persone che amo e che sono lontane da Dio. E spero succeda anche a voi, di rimanere incantati da questa volontà così forte di Gesù, dalla sua tristezza parte uno slancio di dono di sé ancora più grande.

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