Ogni creatura

Insegnamento 2026/01 dell’11 gennaio 2026 ” Proclamate il Vangelo a ogni creatura” Mc 16,9-15

Cari amici,

vorrei parlare di uno dei fondamenti della cellula, che riguarda la finalità stessa e il senso stesso che stanno alla base della nascita di questa esperienza a cui avete aderito, delle cellule. Questo fondamento è l’evangelizzazione, cioè realizzare la richiesta che Gesù fa ai suoi discepoli di portare il vangelo a tutte le creature.

La chiesa ha sempre risposto a questo mandato di Gesù, di annunciare il Vangelo, il termine missione è un termine che fa parte della storia della chiesa. Quando ero bambino si parlava della missione intendendo quelli che partivano dal proprio paese per portare il Vangelo ai popoli che ancora non lo conoscevano, in zone del mondo dove ancora non era stato annunciato il Vangelo. I missionari erano spesso religiosi o laici con una forte motivazione a lasciare il proprio paese, che partivano e andando in Africa, in Asia.

L’idea nuova che le cellule propongono è che siamo invitati a portare il vangelo nelle relazioni abituali, l’idea nuova è di vivere la missione nella vita che già abbiamo, con le persone che incontriamo abitualmente.

I Missionarie in passato superavano grandi distanze fisiche per poter realizzare la missione, noi quali distanze siamo chiamati a superare? La missione ha l’idea di andare, di superare una distanza. Vedo che alcune distanze sono rimaste, le persone del nostro tempo spesso sono isolate, vivono da sole o hanno poche relazioni, poche occasioni di incontro. Il lavoro assorbe molto tempo, ci riempie di cose da fare. Il tempo libero rischiamo di passarlo con la televisione, o sugli smartphone, non penso ai giovani, ma il mondo degli adulti, anche a noi. Il tempo dedicato all’incontro personale, all’amicizia, a una relazione più intima viene mangiato da tante situazioni, rosicchiato e consumato.

Ecco allora che tra di noi si crea una distanza non è fisica ma di tempo, abbiamo poco tempo, dedichiamo poco tempo agli altri, ci si ferma a fatica a parlare con una persona, sembra che le cose da fare siano sempre tante e ci trascinano in modo frenetico.

I missionari partivano non perché conoscevano le persone dall’altra parte del mondo, o perché volevano bene loro, ma perché avevano compreso l’amore che Dio ha per ogni uomo, partivano perché Gesù aveva fatto comprendere loro l’amore che Dio ha per gli uomini. Anche noi siamo chiamati a superare queste distanze che ci separano dagli altri partendo da questa consapevolezza. Ogni uomo è amato da Dio e Dio desidera raggiungerlo, desidera che non sia da solo, desidera che sia sostenuto e che si senta amato. Se noi entriamo in questo sentimento di Dio, cominciamo a guardare le persone che ci sono intorno come persone amate da Dio, suoi figli desiderati. Con questa contemplazione del cuore di Dio il nostro sguardo sulle persone cambia, entriamo nella mentalità di Gesù, e allora nasce un’altra motivazione che spinge a fermarci, a superare quella distanza che socialmente c’è, quella fretta, quella superficialità, a decidere di stare con una persona, ci spinge a conquistare l’altro a invitarlo a perdere un po’ di tempo per parlare di cose personali, importanti, fino a arrivare al senso della vita, alla presenza di Dio, alla propria sofferenza, alle proprie speranze. Vedere l’altro come un figlio di Dio amato ci aiuta a capire come conquistare l’altro a un rapporto così importante che è quello nel quale si parla della propria vita di fronte a Dio.

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