Ho sentito del male che ha fatto
Insegnamento 2025/24 del 14 dicembre 2025 “Ho sentito del male che ha fatto” Atti 9, 10-16.
Cari amici,
disporci a guardare gli altri con gli occhi di Dio, nell’amore che Dio ha per loro, parte in noi da un presupposto: ammettere che il nostro sguardo è diverso, che fermiamo l’attenzione su alcune cose, ma forse ci sfugge quello che Dio vede nelle persone che noi abbiamo attorno.
Il brano che mi hai fatto leggere (Atti 9,10-15) ci racconta di Anania, al quale viene detto di andare incontro a Paolo, che appena vissuto l’incontro con Gesù sulla via verso Damasco, ma Anania ancora non ne sa nulla.
Ad Anania viene accennato quello che sarà della vita di Paolo, e Anania ci crede. C’è in questa storia l’invito ad aprirci e guardare gli altri con lo sguardo di Dio. Non vi sto dicendo di fare subito come Anania, ma che c’è in questo episodio un invito, quello di lavorare in noi per non avere pregiudizi.
Anania lo vediamo è un uomo come noi, anche lui ha avuto bisogno di essere rassicurato, lo stesso è per noi, ma Anania sulla parola del Signore si avvicina ad un uomo che gli fa paura, che fa paura a tutti.
Qui credo ci sia un segreto dell’evangelizzazione, non andare troppo secondo i nostri schemi, farsi guidare da Dio nel guardarci intorno, nel cogliere le situazioni nelle quali possiamo annunciare il Vangelo. È buono avere i progetti, anche organizzare la missione della chiesa, ma vedo fondamentale soprattutto nell’incontro personale saper cogliere le situazioni della vita.
C’è un punto che mi fa riflettere: è nella natura dell’annuncio, quello di suscitare perplessità, a volte ostilità. Questo può generare in noi difficoltà, paura, l’altro può sembrarci disposto male, addirittura contro di noi. Eppure, può essere che quella persona sia pronta per ricevere l’annuncio del Vangelo e proprio perché ha una sensibilità che la fa reagire in un certo modo.
Le cose importanti, profonde, significative per la nostra vita non sempre suscitano una reazione positiva nel momento in cui ci si presentano. Soprattutto quelle cose che ci sosta accettare. Quindi quale sia il momento opportuno in cui dare l’annuncio è qualcosa che ci può sfuggire E nell’episodio di Anania, vedo questo, lui ha una grossa resistenza verso Paolo.
Qui vorrei sottolineare una cosa che abbiamo visto diverse volte e cioè che è Dio l’autore della missione e nella preghiera nostra con Dio è importante lavorare su questo: eliminare alcuni pregiudizi, vincere alcune paure, alcune diffidenze. la povertà materiale, spirituale, intellettuale, culturale, morale sono cose che possono spaventarci, bloccarci, ma non è detto che quella persona che incontriamo non sia destinatario da parte di Dio dell’annuncio, e che siamo chiamati ad andare proprio lì dove noi non immagineremo mai.Sa da una parte preghiamo per le persone, alle quali ci sentiamo mandati, dall’altra penso che sia importante mantenere la richiesta a Dio che ci mandi alle persone che lui reputa bisognose del nostro annuncio.

