Da ricco si è fatto povero
Insegnamento 2025/22 del 30 novembre 2025 “Da ricco che era si è fatto povero.”, 2Cor 8,9-11
Cari amici,
Il nostro punto di partenza è sempre Gesù, se vogliamo riflettere, migliorare qualche aspetto della vita andiamo sempre a Gesù. Anche oggi allora vi porto a guardare Gesù, le sue scelte e la sua vita, su questo punto importante che è il dono.
Penso che anche per voi sia viva questa realtà, e cioè che quando riusciamo a fare un dono ad un’altra persona siamo contenti; il vedere l’altro contento di se stesso, della vita, grazie a una nostra intenzione, grazie a ciò che abbiamo fatto, forse è la felicità più grande che proviamo. Per me poi maggiore è l’effetto che un dono ha avuto sulla vita dell’altro più grande è la gioia.
È vero che a volte anche questo movimento interiore che ci spinge a donare si inceppa, ci sono delle cose nella nostra vita, nel comportamento degli altri, nella società intera, che contrastano questa spinta alla generosità. Sono le delusioni, le insicurezze, la violenza, l’ingratitudine, la solitudine.
In effetti come possiamo essere felici di fronte alla prospettiva di non esserci più nella vita dell’altro, se il nostro dono genera ingratitudine, sì saremo contenti di vedere se avrà avuto un effetto positivo, ma noi ne saremo esclusi. Il fatto che l’altro non riconosca il nostro dono ci mette naturalmente una grande tristezza.
Tante volte nella chiesa si predica la gratuità, e la si intende come capacità di arrivare al sacrificio, che è proprio questo, gioire del fatto che l’altro riceve un bene anche se io sarò escluso da quella gioia. Questo tipo di dono ha un grande valore, ma mi sembra che si sottovaluti lo stato d’animo che questa situazione genera in noi, un senso di solitudine, di esclusione. Gesù lo vive rafforzando il rapporto con il Padre, vivendo la certezza che per l’uomo il dono ha come compimento una maggior comunione con Dio.
La mia esperienza è che la maggior parte delle volte un riconoscimento e un grazie ti arriva, ma il rischio di ricevere l’ingratitudine c’è sempre, dalla prima volta che l’hai sperimentata, lo spettro della solitudine del non essere capiti è sempre lì e può intaccare il nostro dono.
Nel deciderci a donare ci sostiene saper vedere negli occhi di Gesù la sua felicità per il dono che stiamo per fare ad un altro, per il nostro collaborare con lui a creare nella vita dell’altro una situazione di salvezza, di felicità, di nuove possibilità. Questo guardare a Gesù nel suo dono di sé, mi sostiene quando decido di donarmi agli altri, è in lui che vedo la bellezza di contribuire all’avvento del Regno di Dio.

