Invita i poveri

Insegnamento 2025/21 del 23 novembre 2025 “Invita poveri” Lc 14,13-14


Cari amici, 

vorrei sottolineare una riflessione di Papa Leone che ho trovato nell’esortazione “Dilexit Te” e nel Messaggio per la Giornata dei Poveri, che mi si è stampata nell’anima. Il papa riprende un pensiero espresso Papa Francesco nell’Evangelii Gaudium, che io ho già letto, ma questo pezzo me l’ero perso: l’importanza che la chiesa si prenda cura dell’aspetto spirituale della vita dei poveri. 

Noi abbiamo una cultura materialista e rischiamo di essere anche noi materialisti, ci concentriamo sulla situazione di vita: cibo, vestito, ambiente, natura e rischiamo di perdere l’aspetto spirituale. Nel nostro rapporto coi poveri questo emerge in maniera più limpida, perché se una persona non ha niente dell’essenziale ci sembra quella la cosa più importante. Papa Leone nel Messaggio per la IX giornata mondiale dei poveri, al numero 3:

La più grave povertà è non conoscere Dio. È questo che ci ricordava Papa Francesco quando in Evangelii gaudium scriveva: «La peggior discriminazione di cui soffrono i poveri è la mancanza di attenzione spirituale. L’immensa maggioranza dei poveri possiede una speciale apertura alla fede; hanno bisogno di Dio e non possiamo tralasciare di offrire loro la sua amicizia, la sua benedizione, la sua Parola, la celebrazione dei Sacramenti e la proposta di un cammino di crescita e di maturazione nella fede». C’è qui una consapevolezza fondamentale e del tutto originale su come trovare in Dio il proprio tesoro. Insiste, infatti, l’apostolo Giovanni: «Se uno dice: “Io amo Dio” e odia suo fratello, è un bugiardo. Chi infatti non ama il proprio fratello che vede, non può amare Dio che non vede» (1Gv 4,20).

È una regola della fede e un segreto della speranza: tutti i beni di questa terra, le realtà materiali, i piaceri del mondo, il benessere economico, seppure importanti, non bastano per rendere il cuore felice. Le ricchezze spesso illudono e portano a situazioni drammatiche di povertà, prima fra tutte quella di pensare di non avere bisogno di Dio e condurre la propria vita indipendentemente da Lui. Ritornano alla mente le parole di Sant’Agostino: «Tutta la tua speranza sia Dio: sentiti bisognoso di Lui, per essere da Lui ricolmato. Senza di Lui, qualunque cosa avrai servirà a renderti ancora più vuoto».

In questo brano c’è un punto sul quale credo dobbiamo riflettere e fare una scelta, prendere una direzione come comunità. Mi ha sempre colpito che molti poveri hanno lo stesso problema nostro, cioè l’idolatria della ricchezza, anche se per certi versi l’esperienza che fanno li porta a ridimensionarla. 

Però è vero che tante situazioni di povertà grave vengono fuori da l’illusione che la ricchezza possa rendere felici. Questo contagia noi e contagia pure i poveri, ci serve vivere questa verità: che senza speranza in Dio qualsiasi bene materiale ci renderà ancora più vuoti. Questo essere vuoti rovina la vita dei poveri e quella nostra, rischiamo di fare tante cose, ma non andare a quello che è essenziale, la vita del Vangelo. I poveri hanno bisogno di attenzione per la vita spirituale, tanto quanto noi, questo è un aspetto sul quale possiamo fare molto di più. Chiediamoci e preghiamo per capire come realizzare questo, noi facciamo tanto per loro a livello materiale per fare in modo che non siano così drammaticamente in difficoltà nella loro vita, ma hanno bisogno della vita spirituale. La nascita dell’evangelizzazione della nostra parrocchia è nata da questa considerazione: qual è la cosa più preziosa della nostra vita se non l’amicizia con Gesù? Con i poveri vedo che abbiamo delle difficoltà a condividere questo. Vi affido questa attenzione; finché i poveri non saranno le nostre cellule, finché non riusciamo a prenderci cura della loro vita spirituale non stiamo realizzando una parte importante del mandato missionario di Gesù di annunciare la buona notizia ai poveri.

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