Annunciare ai miseri

Insegnamento 2025/20 del 16 novembre 2025 “Portare il lieto annuncio ai miseri” Is. 61,1

Cari amici,

Che cos’è che ci spingeva ad andare ad annunciare il Vangelo? L’esperienza dell’incontro con Gesù nella nostra vita. Aver visto che aver conosciuto Gesù il suo messaggio era per noi una grande risorsa, la salvezza della vita. Ci dicevamo: qual è la cosa più grande che possiamo donare all’altra persona? E per noi la risposta era: fare in modo che incontri Gesù.

Possiamo però partire anche da un’altra considerazione, perché questa risposta potrebbe sembrare molto soggettiva, visto che per noi Gesù è stata la salvezza e la vita allora vogliamo darlo a tutti. Fissando lo sguardo sulla vita degli altri, io vedo che c’è un bisogno di attenzione e cura della propria vita spirituale in tutti. La ricerca del senso e la propria esistenza, della fiducia in se stessi, del valore che abbiamo, del valore che ha la nostra vita sono temi molto importanti, fondamentali nella vita di ciascuno.

Ricordo tanti anni fa, facendo la benedizione delle case incontrai un architetto, col quale ebbe una discussione sull’esistenza di Dio, lui era convinto ateo. Parlammo a lungo, poi però nel salutarci gli chiesi cosa sta facendo e mi parlò del suo progetto da realizzare, però che non riusciva a partire perché non aveva abbastanza fiducia in se stesso, e ci lasciamo con questa considerazione che la fede riguarda anche la fede nelle proprie capacità, nel proprio valore e senza questo non si riesce a vivere. Mi accorsi che avevo toccato un tema molto importante e intimo per lui.

Mi hanno colpito due cose scritte da Papa Leone, nelle quali si richiama a un documento scritto da Francesco, dove dice che la peggior discriminazione di cui soffrono i poveri e la mancanza di attenzione spirituale. Il discorso mi ha colpito, e mi ha colpito ancor di più perché Papa Francesco già lo aveva detto e io lo avevo letto ma non l’avevo colto, mi sento di dovervi chiedere scusa perché è un discorso che già avevo ricevuto, ma non avendolo colto nella sua importanza, non ve l’ho trasmesso, non abbiamo fatto nulla come comunità per rimediare a questa discriminazione.

Nell’aiuto ai poveri, rischiamo di essere materialisti. Diamo da mangiare, da vestire, diamo aiuti concreti ma i poveri ai quali portiamo l’annuncio del Vangelo sono pochi. Non abbiamo mai pensato di fare un corso vita nuova per i poveri, per i tanti poveri che vengono a prendere da mangiare da noi e da vestire. Quanti dei poveri sono nella cerchia delle persone che pensate di dover evangelizzare, ai quali pensate di essere chiamati a portare l’annuncio del Vangelo?

Ricordo alcune persone povere che fecero parte delle cellule, però mi sento dire che non abbiamo avuto un’attenzione speciale, preferenziale per i poveri. Le tante difficoltà della loro vita rischiano di spaventarci, di fermarci in un’opera indispensabile: l’attenzione spirituale per i poveri.

Il Papa dice che i poveri hanno bisogno di Dio e non possiamo tralasciare di offrire loro la sua amicizia, la sua benedizione, la sua Parola, la celebrazione dei Sacramenti e la proposta di un cammino di crescita e di maturazione nella fede. Questa sottolineatura ci provoca tanto, questa cosa non la stiamo facendo, ci preoccupiamo della vita del corpo, cosa indispensabile, ma l’anima?

Amici miei, questa cosa non l’avevo così messa a fuoco, nella sua importanza, nella sua centralità, per ora mi sento solo di sottolinearla con voi e cominciare a pregare che il signore ci spiri come rispondere a questa necessità dei nostri fratelli più poveri.

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